Storytelling: il marketing per PMI e professioniti in Versione Beta.

Fare storytelling significa non solo raccontare, ma far vivere un’emozione

C’è ancora chi li chiama “new media” ma nuovi, in un mondo dove un anno ne vale dieci in termini di innovazione, non sono più. I social sono gli “altri” media, si sono via via affiancati a carta stampata, tivù, blog e siti internet, diventandone ben più che un supporto. Quasi, per taluni, un “surrogato”.

Cifre alla mano, degli “ex new media” diventati adulti («Facebook ha dodici anni, Twitter dieci, Instagram sei e Snapchat cinque») ha parlato questa primavera al Faberlab di Tradate Barbara Sgarzi,giornalista professionista che nel 1998 ha partecipato al lancio di Yahoo Italia e che, da sempre, segue l’evoluzione della comunicazione online. Lo abbiamo raccontato qui e dicevamo…

Barbara Sgarzi al Faberlab

Barbara Sgarzi ha invece presentato, affiancata dall’esperto di comunicazione digitale Marco Giovannelli (fondatore e direttore di VareseNews)“Social Media Journalism – Strategie e strumenti per creatori di contenuti e news” entrando nel cuore di un tema che ormai interessa tanto chi il comunicatore lo fa di mestiere quanto chi della comunicazione ha bisogno per fare impresa e per portare l’impresa sempre più vicina a nuovi, e potenziali, clienti o partner d’affari.

Perché se è vero che l’uomo fa narrazione da sempre, fare narrazione (o storytelling) sui social significa non solo raccontare, ma far vivere un’emozione e saperla comunicare. Arrivando dunque a dover acquisire – parole di Barbara Sgarzi – non competenze tecniche ma competenze “giornalistiche”. O, comunque, competenze adeguate a saper creare contenuti e notizie in grado di raccontare un prodotto senza promuoverlo con formule smaccatamente pubblicitarie.

Ma, se nella Rete ormai tutti siamo in un certo senso “creatori di notizie” – dai giornalisti agli imprenditori passando per chiunque sappia interagire con i social media – il problema casomai è difendersi dalla bufala e diventare portatori di credibilità.

E, ha aggiunto l’autrice del volume edito da Apogeo, scegliere il social giusto per le proprie necessità e i propri obiettivi, senza disperdersi in profili che senza un’adeguata “alimentazione” in termini di contenuti, rischiano d’avvizzire come foglie morte, dando di noi l’immagine decrepita che mal si concilia con la web reputation necessaria a farsi “ascoltare” e “seguire” in rete.

Quindi, niente eccessi ma scelte oculate: volete puntare su un pubblico “over 35-42”? Allora investite su Facebook (sì, investite, e non solo tempo ma a volte anche con adeguate sponsorizzazioni). Siete invece alla ricerca di un pubblico giovane? Puntate su Snapchat – amatissimo anche dalle donne – e Instagram mentre, se ricercate un confronto tra opinion leader, è Twitter a farla (ancora) da padrone.

Discorso a parte, per Barbara Sgarzi, merita LinkedIn, il social che consente la costruzione del personal branding dove ha senso creare un profilo (avendo cura di renderlo professionale ma non noioso) ma dove è opportuno scegliersi con attenzione i contatti. «LinkedIn sta diventando sempre più una piattaforma social ma, con qualche accorgimento, e tenendolo “pulito”, ovvero accettando solo interlocutori attinenti al proprio lavoro, ha sicuramente una grossa utilità, tanto che oggi molti lavori in ambito digitale si trovano solo su LinkedIn».

Certo, dire social non significa dire “successo assicurato”. Perché, una volta scelto il social giusto per la propria impresa e l’obiettivo da perseguire, bisognerà fare attenzione alla biunivocità, interagendo, ascoltando e, quando è necessario, rispondendo alle critiche. «Se crei una community sana con i tuoi clienti, la tua mailing list e i social ecc e abitui questa community a conversazioni sane, non sarà necessario arrivare alla gestione della crisi, perché la crisi non arriverà. O, se arriverà, sarà la tua community a difenderti». Tradotto: il “galateo” è gradito anche nel mondo virtuale. E ogni commento è comunque un punto a nostro favore, perché l’algoritmo di Facebook, ad esempio, premia i post dove il dialogo tra utenti è efficace facendoli risalire nel News Feed.

Per proseguire il discorso iniziato con Barbara abbiamo pensato ad un corso in Storytelling con Nicoletta Cicalò di Melting Poet, Lorenzo Fassina docente NABA e Ied e Giulio Focardi, ricercatore sociale. Potete trovare qui tutte le informazioni.

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