Il contributo delle neuroscienze alla didattica e ai processi di apprendimento.

 

Neon e Trinity, i protagonisti di Matrix, nella fase di "riversamento" del sapere.

Neon e Trinity, i protagonisti di Matrix, nella fase di “riversamento” del sapere.

Quando si pensa all’espressione “neuroscienza” vengono in mente immagini fuorvianti da romanzo di fantascienza, come cavi nel cervello e chip al posto dei neuroni, ma non c’è nulla di più errato. Dimentichiamoci la scena di Matrix in cui il protagonista apprende nozioni e discipline complicatissime, semplicemente inserendo dei dati nel cervello concepito come un hard-disk.  La neuroscienza non è altro che lo studio scientifico del “sistema cervello”, un sistema meraviglioso che connette apprendimento, memoria ed emozioni. Un organo a tutti gli effetti composto da differenti aree stimolate sensorialmente dai cinque sensi.

Il cervello: un sistema meraviglioso che connette apprendimento, memoria ed emozioni

La NEUROSCIENZA sarà il tema che verrà sviluppato durante l’intervento di Francesco Gallucci in occasione del “primo giorno di scuola” di Versione Beta.

Ma scopriamolo nel dettaglio.

La prima parte dell’intervento sviluppa la necessità che le persone hanno, oggi più che mai, di conoscere se stesse per essere poi in grado di interagire con un mondo sempre più complesso, migliorando le proprie capacità, attitudini e conoscenze attraverso la verifica continua dell’adeguatezza di ciò che esse sanno e di ciò che occorrerebbe sapere per essere protagoniste nel mondo del lavoro e nella vita sociale. L’apertura alla conoscenza senza limiti e per tutta la durata della vita è la nuova prospettiva che si presenta alle persone per accrescere e migliorare le proprie capacità di controllo e di governo della complessità.
Conoscere vuol dire aumentare il numero di connessioni nel cervello, ovvero la quantità di sinapsi che collegano grappoli di neuroni con differenti specializzazioni. L’apprendimento è paragonabile all’esercizio fisico che aumenta le potenzialità dei muscoli. Infatti, proseguendo su tale analogia, come si parla di fitness per il corpo si parla sempre di più di fitness per il cervello (brain fitness).

  • Quindi, l’empowerment delle persone è strettamente legato alla capacità di mettersi in gioco acquisendo conoscenze nuove e anche a trasformarle in abitudini e comportamenti che portino vantaggi in termini di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia individuale nel mondo del lavoro, della famiglia e della vita di relazione intesa in senso più ampio.
    Ed è così che una parte consistente della didattica sperimentale proposta da Versione Beta si avvale proprio delle più avanzate conoscenze delle neuroscienze applicate ai processi attenzionali, di apprendimento e self-improvement e ha portato alla messa a punto di un modello formativo originale che mette al centro l’allievo e ne favorisce lo sviluppo delle capacità e dei talenti come pure il superamento dei limiti e delle carenze sul piano più strettamente psicologico. Quindi seguono alcune intuizioni fondamentali delle neuroscienze che in futuro potrebbero portare a grandi trasformazioni nel campo della didattica e dell’apprendimento. Eccole in breve:
  • le neuroscienze suggeriscono che i risultati dell’apprendimento non sono determinati esclusivamente dall’ambiente;
  • i fattori biologici svolgono un ruolo importante per l’individuazione delle differenze di capacità di apprendimento esistenti tra gli individui;
  • le neuroscienze stanno scoprendo il motivo per cui alcuni tipi di apprendimento sono più gratificanti rispetto ad altri;
    il cervello cambia costantemente come risultato dell’apprendimento e rimane ‘plastico’ per tutta la vita;
  • le neuroscienze hanno dimostrato che l’apprendimento di una abilità cambia il cervello e che questi cambiamenti possono tornare allo stato iniziale quando la pratica costante delle abilità cessa. Quindi lo slogan usalo o lo perdi è un principio importante per l’apprendimento permanente (long life learning);
  • la resilienza, ovvero la nostra risposta adattiva allo stress e alle avversità, può essere costruita e potenziata attraverso l’educazione, con effetti per tutta la vita fino all’età avanzata;
  • l’acquisizione di nuove informazioni e la padronanza delle tecniche di autoapprendimento, attraverso una conoscenza sempre più profonda di se stessi, accresce l’autostima e l’autocontrollo;
  • l’applicazione delle neuroscienze alla didattica svolge un ruolo chiave nell’aumentare la potenza indagatrice del cervello.

Ma non basta. Alcune evidenze apprese sui metodi di apprendimento del cervello grazie alle neuroscienze sono rilevanti per lo sviluppo nel prossimo futuro e l’uso in chiave didattica delle tecnologie di misurazione delle attività del cervello, come ad esempio l’eeg-biofeedbak, anche a distanza grazie all’integrazione tra tali tecnologie e quelle digitali.
Tale integrazione potrà offrire la possibilità di creare maggiori opportunità di apprendimento dentro e fuori l’aula, e per tutta la vita, per numeri più ampi di persone.
Si tratta di opportunità rilevanti se pensiamo agli effetti a catena che questo connubio neuroscienze-tecnologie-didattica potrebbe avere sul benessere, la salute, sull’occupazione e sull’economia.
C’è un grande interesse da parte del pubblico per le neuroscienze, ma l’accesso alle informazioni di alta qualità è ancora scarsa. D’altra parte, l’utilizzo di metodologie didattiche derivanti dalle conoscenze sui processi di funzionamento del cervello richiedono sperimentazioni e validazioni continue, con un confronto ininterrotto tra i risultati delle ricerche neuroscientifiche e i bisogni formativi dei discenti. Ad esempio, le potenzialità insite nella comprensione dei processi di apprendimento indiretti resi possibili dai neuroni specchio sono ancora tutte da verificare ma siamo certi che siamo di fronte a una delle più importanti scoperte in campo neuroscientifico con altrettante importanti possibilità di applicazione nella didattica professionale e non solo.

 

 

 

 

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