HR & RUGBY:

Un corso in Versione Beta e un articolo su Repubblica.it

Versione Beta propone a leader, capi area e HR un percorso formativo in collaborazione con NPO Sistemi. 

  • Il corso si terrà nella aule di Versione Beta (Via Baracca 5 a Busto Arsizio) nei mesi di autunno del 2017. Per maggiori informazioni contatta il nostro staff.

Da Repubblica.it: In ufficio come nel rugby,

vince il gruppo più preparato

Per le regole con cui si gioca, la sua storia e i suoi valori, la palla ovale può essere una metafora efficace nella formazione aziendale. L’esperienza di Luigi Mazzotta, esperto di Hr: “È sport di squadra per eccellenza, nel quale persone con caratteristiche fisiche e mentali, ovvero competenze, diverse devono dare il meglio di sé per portare il gruppo alla vittoria” di SIMONE LIPPI BRUNI

“È sport di squadra per eccellenza, nel quale persone con caratteristiche fisiche e mentali, ovvero competenze, diverse devono dare il meglio di sé per portare il gruppo alla vittoria”

Il segreto per una squadra aziendale unita e motivata? Giocare a rugby. Uno sport di squadra che fa dell’eterogeneità un valore aggiunto e che permette di focalizzare tutte le individualità su un obiettivo comune, può essere uno strumento per creare un gruppo di lavoro con una motivazione che vada oltre la singola competenza e la propria individualità. Perché, nel rugby come sul lavoro, prima di tutto ci devono essere la crescita della squadra e l’efficacia del perseguimento degli obiettivi. Si intitola proprio “In meta! Il rugby per le squadre aziendali” il libro di Luigi Mazzotta, esperto di Hr e formazione professionale, edito da Guerini Next (210 pagine, 20 euro). “Il rugby è sport ‘onesto’, nel senso che la squadra più forte vince – scrive Mazzotta nell’introduzione –. Il team più preparato, in termini di orientamento strategico, disposizione tattica, valorizzazione delle competenze e capacità individuali rispetto al ruolo assegnato, adattamento istantaneo al contesto, motivazione, integrazione, comunicazione, sarà il più efficace e prevarrà sull’altro”. È questa l’idea di fondo del libro: formare un team perché sappia giungere in meta focalizzandosi sugli obiettivi comuni e facendo tesoro della propria eterogeneità, seguendo un parallelo tra mondo del rugby e mondo del lavoro.

L’identità del team.

Nel rugby come in azienda c’è un esordio, che è rispettivamente l’entrata in squadra e l’assunzione. Sono esperienze paragonabili? Sì, secondo l’autore. È in questo momento, infatti, che i nuovi arrivati devono imparare le logiche interne del gruppo, superando lo spaesamento iniziale e il proprio ruolo per mettersi al servizio della squadra secondo le proprie caratteristiche e le proprie abilità. “Avere la maglia è riconoscimento di prestazione, apprezzamento di potenziale, proiezione verso un ruolo/posizione”, spiega Mazzotta. Allo stesso modo, essere investiti di un ruolo in azienda è un riconoscimento e un inserimento nei meccanismi aziendali. Sentirsi parte di una squadra in cui tutti sono al servizio del gruppo, come avviene nel rugby, è un modo per rafforzare il senso di appartenenza al team di lavoro.

La forza sta nella differenza.

Nel rugby, ogni squadra è composta da 15 giocatori, quasi tutti con ruoli diversi. “È sport di squadra per eccellenza, nel quale persone con caratteristiche fisiche e mentali, ovvero competenze, molto diverse, tutte strettamente correlate al ruolo, alla posizione in campo, all’attività, alla specifica ‘mansione’ affidata, devono dare il meglio di sé e cooperare per portare il gruppo alla meta e alla vittoria”, afferma Mazzotta. Allo stesso modo dovrebbe essere formato un team di lavoro: ogni membro si distingue dagli altri per la competenza che possiede e per il ruolo che ricopre e ognuno, quindi, può portare il proprio contributo al gruppo nel modo che sa. Così è possibile fare fronte comune nel modo più completo, coordinato e integrato possibile a tutte le sfide che il mondo del lavoro pone, agli avversari e ai propri limiti.

Responsabilità per tutti.

Non esistono né ruoli marginali né momenti in cui la squadra non sia tutta coinvolta. Questo insegna il rugby ai gruppi di lavoro: una continua e piena assunzione di responsabilità, soprattutto per quanto riguarda la leadership. Tutti infatti sono chiamati a fare delle scelte, in un campo da rugby e sul posto di lavoro. “È la leadership del portatore di palla, colui che, in quella specifica fase e situazione di gioco che sta affrontando, ha la responsabilità ‘momentanea’ di decidere come avanzare verso la linea di meta, come guadagnare terreno, in che direzione, in che modo”, scrive l’autore.

Un modello senza punti deboli.

Sono state circa 2.000 le persone che negli anni hanno partecipato alla proposta formativa di Luigi Mazzotta basata sull’applicazione del rugby in azienda. Il suo libro ne riporta le esperienze: sono testimonianze sia di dipendenti di grandi aziende che hanno utilizzato la palla ovale per migliorare l’integrazione della squadra di lavoro e la concentrazione verso obiettivi comuni, non necessariamente immediati, sia di studenti di master in Risorse umane. L’inclusività della proposta formativa è la sua forza: per favorire la partecipazione delle donne e di chi non avesse mai giocato a rugby, è stato infatti scelto di evitare contatti e placcaggi. Tutte esperienze positive? Sì: al termine del percorso, è stato riscontrato un importante miglioramento nello spirito di gruppo e nelle relazioni interpersonali.

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