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 Non lo conosciamo quanto vorremmo, però stiamo imparando ad usarlo al meglio. Le potenzialità infinite del cervello umano sono le vere protagoniste della nuova formazione. Un nuovo modo di apprendere, studiare, elaborare, lavorare. In una sola parola, crescere. Umberto Rega, responsabile di VersioneBeta, scuola di formazione permanente di Confartigianato Imprese Varese, entra nel merito di quelle che sono le neuroscienze. Con una sola parola: esperienza. Poi: meno aula e più laboratorio; meno teoria e più pratica; meno concetti e più competenze.

FARE BENE DUE COSE NELLO STESSO TEMPO
E’ il desiderio di tutti gli essere umani. Se l’attenzione e la percezione non sono infinite (pensare e decidere nello stesso tempo non è facile), con le neuroscienze si trova una soluzione pratica in grado di superare gli ostacoli della natura umana: i limiti della memoria nel breve periodo, il linguaggio che può distorcere la comunicazione, il cervello in grado di elaborare solo un quinto delle informazioni che riceve. Quello che si ascolta potrebbe portare a giudizi e decisioni scollegate dalla realtà, ma una soluzione esiste.

FARE DI PIÙ … E MEGLIO
In modo semplice e veloce. La formazione ingessata, con il professore che non conta le parole e gli alunni che invece contano il tempo alla fine della lezione, stanca e fa calare la concentrazione. Con le neuroscienze, invece, aumenta la quantità dei concetti-chiave (durante un corso normale ce ne sono tra i mille e i 1600; con il nuovo metodo al massimo dieci o dodici), si sviluppa la parte esperienziale della formazione (l’esperienza favorisce la memorizzazione dei concetti), si abbina quello che si impara alla sua immediata sperimentazione e, infine, si coinvolge in moto attivo l’alunno per raggiungere obiettivi specifici e personali.

PER TITOLARE E COLLABORATORI
Partecipazione: è un’altra parola forte posta alla base del nuovo metodo di apprendimento.
 Fine dei corsi tenuti con le neuroscienze, è anche quello di migliorare i contenuti didattici attraverso sistemi premianti per i collaboratori. Nello stesso tempo anche gli imprenditori, se riusciranno ad aumentare la motivazione dei loro dipendenti a partecipare ai corsi, potranno ricevere alcuni riconoscimenti.

I CINQUE PUNTI CHE FANNO VINCERE L’IMPRESA
Li ricorda Umberto Rega: «La massima interazione fra docente e alunni, l’approfondimento di quanto si è appreso in lavori di gruppo, il confronto su quello che è stato detto e quello che si è capito, il collegamento dei concetti al mondo reale attraverso laboratori basati sull’esperienza e, infine, la conferma della validità dei concetti trasmessi». Le neuroscienze permettono, infatti, un apprendimento più centrato ma, soprattutto, la possibilità di mettere subito in pratica quello che si è imparato. Perché in presenza di una situazione particolare, il nostro cervello si attiverà mettendo in campo quelle competenze utili a risolvere quel determinato problema. La validità del metodo si trova però anche in altro: la sessione in aula è più “leggera” (i moduli formativi hanno una durata media che va dai 10 ai 25 minuti), non ci sono slide ma solo pc da avviare e azioni da compiere, l’azienda massimizza tempo e investimenti.

In sintesi: intervenendo sui contenuti (proposti in modo logico e in forma narrativa) e sui linguaggi, si anticipano i bisogni delle imprese e dei loro collaboratori.

PERCHÉ FUNZIONANO LE NEUROSCIENZE
Perché sanno come funziona il cervello, e quindi si concentrano sui suoi meccanismi. L’alunno impara meglio se sa che quel corso riguarda direttamente il suo benessere e la sua crescita professionale, se può apprendere secondo la logica degli opposti (le decisioni si fanno più rapide e i concetti si ricordano meglio), se le idee sono concrete e facili da assimilare (anche grazie agli esempi) e se i concetti sono quelli fondamentali (il cervello ricorda l’inizio e la fine di ogni evento, ma dimentica gran parte di ciò che c’è al suo interno). Infine: la visualizzazione (il nervo ottico trasferisce 25 volte più informazioni del nervo uditivo) e le emozioni, come punti di forza dell’apprendimento.  

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Scarsa appartenenza dei collaboratori all’impresa, difficoltà nei passaggi di consegna, nuova managerialità, miglioramento della propria efficienza, internazionalizzazione: per introdurre le novità in un’impresa bisogna impararle. Ne parliamo con Davide Dalla Valle, AreaLavoro/VersioneBeta di Confartigianato Imprese Varese.

Senza banchi di lavoro e cassette degli attrezzi, senza competenze adeguate alle sfide di oggi e pensando a un lavoro legato alle logiche e ai ritmi di vent’anni fa, un’impresa sarebbe controproducente perché inattuale. La formazione è come un tornio, un cacciavite, un carroponte: indispensabile per dare lo sprint giusto al momento giusto. Ma anche per investire sul futuro. «Questa cosa non mi va»: è una tra le frasi più comuni che pronuncia un imprenditore quando avverte il bisogno di cambiare. Ma non sa come fare.

formazione-davide-dalla-valleC’E’ SEMPRE UNA RISPOSTA
Su quella “cosa” – che può essere una somma di problemi diversi: scarsa appartenenza dei collaboratori all’impresa, difficoltà nei passaggi di consegna, strumenti manageriali, miglioramento della propria efficienza, internazionalizzazione – si deve trovare una «soluzione tipica» dice Davide Dalla Valle di Versione Beta, la scuola di formazione permanente di Confartigianato Imprese Varese.

Quando per “tipica” si intende una risposta completa e su misura sui tanti fronti che compongono un’azienda: l’organizzazione interna (i processi più ordinati, i ruoli più definiti, l’esigenza di delegare, l’autorità da affidare ai collaboratori), gli aspetti strategici del business, la motivazione e la riqualificazione dei lavoratori.

CRESCERE IN DIMENSIONE E NEL BUSINESS
La parola «crescita» è quella che esce con insistenza dal discorso di Dalla Valle: «L’azienda sa che oggi servono competenze che sappiano uscire dalla tradizionale modalità del lavoro, perché il modo di lavorare è completamente cambiato».

Inutile girarci intorno: il tema della formazione è delicato perché, soprattutto oggi, è tema attraverso il quale si gioca la qualità dell’azienda. Che non passa solo dai corsi obbligatori ma, con sempre maggiore convinzione, da quelli che ne «stanno al di fuori». formazioneDa quelli che fanno la differenza perché sono ritagliati su quello che chiede l’imprenditore per compiere il grande salto: crescere in dimensione e/o crescere negli affari.

Quello che serve, dunque, non sta più e solo nella prospettiva dei corsi per patentini e abilitazioni, ma nella capacità di consolidare la propria visione imprenditoriale attraverso una formazione che sappia abbinare in modo funzionale fra loro le soft skills (competenze legate alla flessibilità, adattabilità, senso della comunicazione, abilità sociali e caratteristiche della personalità) alle hard skills, cioè l’esperienza professionale, i titoli, gli studi.

PROFESSORI D’IMPRESA: SI PARTE DAL CHECK UP
Per avanzare nella giusta direzione, l’imprenditore deve conoscere i suoi punti di forza e quelli più deboli. Il check up dell’impresa e delle sue competenze è il primo step che permette al “professore dell’impresa” (il formatore di Versione Beta) ad aiutare l’imprenditore a definire una strategia d’attacco. Basata su tre strumenti: il Business Model Canvas (per riprogrammare in modo snello, veloce ma pratico le decisioni aziendali), il Tmp (per valutare gli stili di comportamento all’interno dell’impresa) el’Analisi di clima, per capire il livello del benessere organizzativo dei collaboratori.

formazione-2COSA POSSO FARE PER CAMBIARE?
Ma la questione che muta le prospettive è anche un’altra: «L’imprenditore spesso è solo, e prendere e fare le scelte giuste non è facile. Il professionista che svolge il check up, prima di tutto deve saper ascoltare in modo competente e consigliare – prosegue Davide – perché alcuni imprenditori hanno una loro visione della formazione che, però, con piccoli accorgimenti potrebbe aumentare di netto la loro produttività».

Il Progetto di Sviluppo definito da Versione Beta risponde ad un’altra domanda dell’imprenditore: «Cosa posso fare per cambiare?». Le azioni formative, un vero pacchetto integrato di risposte sartoriali, sono molteplici e vanno a sommarsi ad un’attività continua di monitoraggio dei risultati. Ecco perché i professionisti di Versione Beta, con la loro presenza e la capacità basata sull’esperienza, sono considerati «professori in azienda»: si definiscono gli strumenti, gli ambiti di intervento e si fissano le priorità. Con un Progetto di Sviluppo di medio o lungo periodo: da un anno ai due o tre anni.

formazione-1SENZA INTERRUZIONI
Il tempo, per un’impresa, è un valore. Ma lo è anche per chi fa formazione perché ci vuole tempo per definire una strategia da inserire nei piani aziendali e ce ne vuole per puntare ad un risultato di qualità. E’ per questo che il percorso costruito da Versione Beta si adegua ad ogni esigenza imprenditoriale, evitando interruzioni nei processi di produzione. Per rispondere ad un’altra domanda degli imprenditori: «Quanto tempo ci vorrà?».

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Continua e customizzata. In aula, in laboratorio o in impresa. Sostenibile. La formazione è un asset strategico per qualunque azienda. E se dalla fine degli anni Novanta agli inizi del Duemila era vista come un costo, oggi è considerata un investimento valido. A tal punto che la formazione è ormai valorizzata nei budget e nei bilanci aziendali.

IL CAMBIO CHE SERVE: CASI REALI PER SOLUZIONI VERE
I mutamenti tecnologici e tecnici intervenuti negli ultimi anni, e il Piano Nazionale Industria 4.0, hanno tirato un filo diretto tra l’interconnessione delle macchine e quella delle persone. Così un corso formativo non è più e solo tecnico, ma anche fatto di quelle conoscenze che entrano nelle sfere comportamentali dell’individuo. «Per anni i corsi obbligatori sono stati il terreno privilegiato delle piccole e medie imprese – interviene Umberto Rega, responsabile formazione di AreaLavoro/Versione Beta, la scuola di formazione di Busto Arsizio – ed era raro pensare a piani formativi ampi perché la parte produttiva assorbiva la maggior parte del tempo e delle risorse. Ora la metodologia è profondamente cambiata e i corsi non sono più determinati a monte e non sono più invariabili. Il metodo più utile ormai è quello della partecipazione attiva delle persone basata sulla trasmissione dell’esperienza. In aula, o altrove, si trattano situazioni reali che avvengono in azienda e che coinvolgono le persone chiedendo il loro punto di vista. Questo facilita il confronto e la definizione delle soluzioni».

COMPETERE CON NUOVE COMPETENZE
Metodologia al passo con le esigenze delle imprese e, di conseguenza, in grado di proporre corsi che vadano anche al di fuori dei soli obblighi normativi. «Perché – continua Rega – indipendentemente dalle loro dimensioni, le imprese puntano anche sugli aspetti relazionali, sulle capacità di comunicare e raccontare il loro business. I valori di cui sono fatti i loro prodotti. Per farlo, a volte ci si basa sul talento naturale dei propri collaboratori ma spesso è necessario costruire skills appropriate».

Come quelle che permettono all’azienda di tenere sotto controllo il Conto Economico e il Bilancio, di leggere in modo corretto un budget, di gestire la parte social della comunicazione (e tutto quello che rientra nel digital marketing), di sentirsi a proprio agio nel momento in cui si internazionalizza e si decide di proporsi con un sito multilingue o con un servizio di e-commerce rivolto a tutto il mondo.

IL COACHING
In questo le aziende hanno un vantaggio, ed è quello di potersi confrontare in spazi interaziendali, nelle quali si ritrovano persone che provengono da imprese diverse. Perno del confronto è il formatore, che è bravo quando riesce a coinvolgere a livello esperenziale i suoi interlocutori per trovare soluzioni a problemi veri. Più si investe sulle persone, e le si coinvolge, e più l’azienda fa uno scatto in avanti.

Con una forte convinzione: «Non basta più la semplice tecnica ma bisogna far sapere al mondo come si lavora», incalza il responsabile di VersioneBeta. Ecco perché è importante sperimentare e arrivare agli obiettivi prefissati anche attraverso un adatto percorso formativo. La parola che sposta gli equilibri è “coach”: «Uno specialista che lavora all’interno delle aziende con singole persone, o con gruppi di individui, per sviluppare le competenze più adatte sì nel settore tecnico ma anche in quello manageriale e gestionale. E che è in grado di offrire assistenza anche all’interno dei reparti produttivi. Perché oggi quello che si deve ottenere in azienda è l’ottimizzazione del tempo, delle risorse e dei propri collaboratori».

COME SCEGLIERE IL CORSO ADATTO? IL CHECK UP
Ma come si arriva a questi risultati? Attraverso un check up iniziale fatto sulle persone e sul business dell’azienda. Una volta che si sono incrociate le esigenze dell’imprenditore con l’analisi dei fabbisogni, si è in grado di costruire un percorso formativo ad hoc che a volte si rivela del tutto diverso da quello ipotizzato inizialmente. E’ per questo che Rega parla di «formazione su misura che può anche essere finanziata con tutti i fondi interprofessionali».

Formazione che oggi risponde a esigenze incrociate e che al coaching abbina anche i percorsi one-to-one: è questo il metodo che aiuta gli imprenditori ad abbandonare i propri preconcetti per creare momenti di confronto non solo customizzati ma anche efficaci. Per un investimento che si rivaluta nel tempo.

Quante volte, dopo una riunione di lavoro, si ha la sensazione di aver perso tempo? Specialmente quando sul tavolo sono finiti solo problemi, sfoghi e lamentele. E, di soluzioni, ben poche. È per questa ragione che in alcune multinazionali hanno sperimentato le riunioni aziendali in piedi. Niente più poltrone dove sprofondare, ronfare, pensare a tutt’altro ma una più scomoda posizione eretta.