Birra sì, ma artigianale e di qualità, così come insegnano i mastrobirrai di successo

La scuola di formazione permanente di Confartigianato Varese lancia un corso dedicato a chi punta su un settore in grande espansione, passato da 90 a 1.100 microbirrifici in dieci anni.

Ce ne sono tante e sono tutte buone. Per chi se ne intende, scegliere una birra artigianale di qualità significa innamorarsi ogni volta come se fosse la prima. Innamorarsi di un gusto, di un colore, di una trasparenza. Sia Stout o Lager, Weiss o Blanche, Lambic o India Pale Ale, il mondo dei microbirrifici è cresciuto rapidamente: novanta nel 2006, 1.100 (compresi i beerfirm) nel 2016.

Negli ultimi quattro anni la crescita è stata del 50%. Ma quasi tutti, anche i mastro birrai che oggi fanno tendenza, hanno iniziato da poco se non da niente. Una cantina o un garage, un kit, le prime strumentazioni (che più basic di così non si può), l’indecisione (se non l’incompetenza), la grande passione. Birra fatta in casa. Anche da astemi, che però sanno dirti se qualcosa è andato storto.

E tutti hanno iniziato come inizieranno coloro che si iscriveranno al corso – di vera formazione – organizzato da VersioneBeta, la scuola di formazione permanente di Confartigianato Imprese Varese con sede a Busto Arsizio. Prima di tutto con in tasca un vero manuale: “La tua birra fatta in casa” di Davide Bertinotti e Massimo Faraggi. Dopo qualche dritta da un amico, qualche articolo letto qua e là, tante prove: quelle non devono mai mancare. Perché se non provi non sai cosa ti perdi. Oppure capisci cosa devi evitare. E pianificare un eventuale futuro nel settore diventa una sfida persa in partenza.

DEDICATO A TUTTI, MA GLI UNDER 35…

Quattro serate – comunicheremo le date a breve – per un totale di trenta ore tra luppoli e lieviti. Più della metà dei microbirrifici italiani ha iniziato l’attività negli ultimi sei anni, spesso spinti dalla carica di giovani sotto i 35 anni: questo corso è per tutti ma soprattutto per loro. Perché per una corretta e sana birrificazione non basta versare un po’ d’acqua, metterci il malto d’orzo e aspettare. In realtà, pazienza bisogna averne. E tanta. Il corso ha già avuto il patrocinio di Slow Food, garanzia di qualità su tutto quello che è agroalimentare, e i docenti sono stati scelti tra alcuni fra i mastro-birrai più accreditati fuori e dentro la provincia di Varese: Extraomnes (Marnate), Birrificio Italiano (Lurago Marinone), Orso Verde (Busto Arsizio), 50&50 (Varese) e The Wall (Venegono Inferiore).

SI PARTE CON IL METODO ALL GRAIN

Sapere cosa si beve, e cosa si sta facendo, è importante. Ecco perché il corso partirà dal metodo all grain, cioè birra prodotta solo con grani, malto d’orzo o malto di grano. Teoria (storia della birra, materie prime, stili) e pratica (attrezzature, metodi produttivi, degustazioni) messe insieme per carpire tutti i segreti di una birra che si possa bere.

E poi la cotta, la fermentazione, la sanificazione e l’imbottigliamento. Lavorando su una ricetta che, secondo tradizione, resterà segreta e conosciuta solo da chi si iscriverà al corso. Perché l’alchimia chimica che sta alla base della birra, come il mastro birrario mischia fra loro gli ingredienti (e come li sceglie), fa la differenza. In ultimo, dal mese di gennaio 2018 in poi, la formazione itinerante in quei birrifici che per le quattro lezioni sono stati i veri punti di riferimento degli allievi: come è nata questa voglia di produrre birra? Perché? Come si fa? Quale è l’ingrediente segreto?

Sì, ci sarà anche la degustazione finale. Più un esame che un’occasione ludica, perché lì si capirà se il corso è servito e se aprire un microbirrificio potrebbe essere la scelta della propria vita. Investendo su competenze e qualità. E, perché no, corredando il tutto dal brivido di un concorso destinato a premiare la bionda dell’anno.

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